CENTRO OTTICO CON ESPERIENZA SECOLARE

La storia

L’avvio degli Anni Venti per Erba Incino fu stagione importante, ricca d’ingegni, di passi energici verso il futuro. I due paesi si erano fusi da una quindicina d’anni e le speranze, che avevano accompagnato quel passo così importante, erano diventate in fretta certezze. Fu in quegli anni che Erba Incino si elevò a vero capoluogo di mandamento. Divenne la capitale dell’Alta Brianza. In quella contrada, adesso definita Erba Alta, pulsava più che mai, in quella prima meta degli Anni Venti, una vita frizzante e soffiava forte il vento del progresso. Era arrivato il tram che portava a Como e a Lecco e, in un battibaleno, a Incino. La borghesia milanese si affollava negli alberghi.

Si pensava già al teatro Licinium al monumento ai caduti il cui progetto fu affidato alla matita emergente di Giuseppe Terragni, il padre del Razionalismo. Fu rapido e dinamico a comprendere l’aria favorevole un giovane che, quasi certamente conquistato come tanti ragazzi di quei tempi dalle nuove professioni che il 900 offriva a piene mani, aveva seguito corsi di fotografia. Si chiamava Mario Gabriele Cerutti ed era originario di Alessandria. In poco tempo il ragazzo, arrivato in Brianza, aprì ad Erba un negozio di ottica e fotografia e si sposò con la milanese Maria Buzzi.

Il primo centro di ottica

Era la primavera del 1924, quando Erba Incino, dove andavano impiantandosi negozi, ritrovi, banche ed altri servizi rivolti non solo al paese ma all’intera plaga, poté vantarsi di proporre alla gente anche un’attività di fotografo e materiali ottici.

Apriva al piano terreno del grande edificio di Corso Umberto I (l’attuale corso Bartesaghi), dove funzionava l’”Albergo Erba”, la sua prima bottega Mario Gabriele Cerutti. Sull’insegna era scritto “Articoli d’ottica”. Ai lati della vetrina con le macchine fotografiche a soffietto e binocoli e cannocchiali, c’erano le bacheche con l’esposizione delle fotografie.

Cerutti divenne subito un “pezzo” d’Erba Incino, una parte del paese, un punto di riferimento dell’intera comunità anche al di fuori del paese. Adesso tutti possono avere in mano una macchina fotografica, anche la più sofistica. Per trovare gli occhiali giusti ci sono infinite strade aperte. Un tempo, fino a poco dopo l’ultima guerra, non era così.

Il fotografo era un po’ come il prete. Accompagnava l’esistenza di tanta gente ed entrava nelle ricorrenze di tutte le famiglie. C’era nei momenti importanti, belli e brutti, che fossero. Erano, però, gli avvenimenti belli, colmi di gaiezza, quelli che dovevano essere piacevolmente ricordati e per i quali era richiesta la presenza del fotografo. Per alcuni decenni gli erbesi non poterono prescindere dal “Sciur Cerutti” : per il battesimo, per il matrimonio, per la cresima e la prima comunione. Qualche volta anche per il funerale: ma questa era la vita.

Il “Sciur Cerutti” arrivava sempre, puntuale, preciso, pronto a soddisfare in pieno la clientela. Morì prematuramente Mario Gabriele Cerutti e la guida del negozio, che nel frattempo si era trasferito, scendendo un po’ verso Incino, verso la Stazione, fu presa dal figlio Giuseppe in società con la sorella Wanda e la mamma Maria.

Peppino (come lo chiamavano i molti amici) e la sorella andarono egregiamente avanti sulla strada intrapresa dal padre.
Oltre che fotografo, Peppino era anche un bravo ottico diplomato e, come il padre, è stato l’uomo di tutte le ricorrenze importanti, di tutti gli eventi belli, della gente, delle famiglie di Erba, per tutti gli avvenimenti pubblici e privati.

Nella bottega situata poco prima della Clerici, salendo verso Erba Alta, il Cerutti aveva lo studio e il locale per la posa. Le bambine e bambini vestiti di bianco, con la fascia candida sulla fronte, erano posti, impettiti e sorridenti, accanto ad una sedia, di colore scuro, con i braccioli a “V”.

Sullo sfondo c’era un gran bosco molto sfumato. Penso che in tutte le case degli erbesi, magari in fondo ai cassetti, o dentro le scatole di latta dei biscotti, ci sia almeno una fotografia scattata nello “Studio Cerutti”.

La fotografia: istanti di una storia

Oltre lo studio c’era la camera oscura, con la sua luce rossa, così fioca, da non riuscire a riflettersi nei bagni per lo sviluppo e la stampa. Se per quanto riguardava l’arte della fotografia il signor Peppino era “uno di casa”, anche per il discorso della vista, il bravo ottico fu sempre capace di combattere adeguatamente, con le lenti, la sua esperienza, miopie, presbiopie ed altri guai di tante persone.

Con i “ugià del Cerutti” ha visto bene mezza Erba e oltre. Molte coppie che si sposarono in quegli anni e adesso mostrano agli amici, certamente con un po’ di malinconia, con tante emozioni, l’album di quel giorno, sfogliano sicuramente una bella sequenza di immagini scattate da Peppino Cerutti: sempre gentile e sorridente, discreto, mai invadente. “Se non fosse stato per qualche flash, quasi, quasi, al mio matrimonio, sembrava che non ci fosse fotografo”: raccontava una volta una signora che ricordava il suo matrimonio in “Preustura”.

Una volta, Peppino Cerutti andò ad un matrimonio senza macchina fotografica. Era la cerimonia nuziale più importante per lui. Sposava la dolce signorina Piera di Longone al Segrino che fu la compagna della vita, la madre dei suoi figli Gabriele, Gianluca e Gloria. Intanto il mondo camminava ed anche Erba diventava una città.

Molte cose cambiavano e occorreva precorrere, ancora una volta i tempi. Ed è stato così che il fotografo ed ottico Cerutti ha aperto un nuovo negozio. Nella via Dante, al 52, vicino alla stazione, zona di grande sviluppo. In questo negozio, che fruiva anche di locali inferiori, l’azienda si è fatta grande, importante. Ogni innovazione, sia nel campo della fotografia, sia in quello dell’ottica, ha immediatamente trovato giusta esposizione e diffusione. Stretto, addirittura amichevole era il rapporto con i clienti. Per gli appassionati di fotografia, per coloro con “problemi de ugià”, Peppino e la sua signora Piera erano, ogni volta, dispensatori di consigli, di suggerimenti assai efficaci, anche oltre il puro e semplice rapporto commerciale.

Giuseppe Cerutti è morto ancor nel fiore degli anni. Se n’è andato, lasciando un’azienda fiorente, all’avanguardia e un prezioso patrimonio di conoscenze, d’insegnamenti e di esperienza. Di fianco a mamma Piera sono entrati da protagonisti i figli Gabriele e Gianluca, con la sorella Gloria. Nel ‘91 la “Foto ottica Cerutti” ha cambiato di nuovo sede. È passata sull’altro lato di via Dante, al 13, nei grandi, luccicanti, molto attrezzati spazi che ora tutti possono vedere e frequentare. Nei piani inferiori si trovano i laboratori con impianti e macchine dell’ultima generazione, al piano terreno il negozio della fotografia e dell’ottica, al piano superiore il centro di contattologia e di analisi della vista.

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